Se i fantasmi esistono, Mauthausen ne è pieno.
Per chi non conosce il tedesco, visitare il campo senza una guida non consente sempre di capire dove ti trovi, ma soprattutto, non ti permette di prevedere dove stai per entrare.
Ci aggiravano quindi con circospezione – direi anzi con paura - nel timore che prima o poi, senza rendercene conto, saremmo entrati nel girone finale, quello dove le persone venivano uccise.
I sapienti architetti dell’orrore lo costruirono in basse baracche in muratura. Entrando oggi in quei locali ormai silenziosi, si ha chiara la percezione di trovarsi nei luoghi dove si consumava la fase finale del martirio, ma è difficile identificare subito la sequenza della procedura di sterminio così razionalmente organizzata.
Eravamo smarriti e spaventati. Esitavo a proseguire l’esplorazione, e soprattutto ad allontanarmi dall’entrata.
Mentre mi guardavo intorno incapace di fare commenti, mi sentii chiamare da mia figlia che si era spinta più avanti: “Vieni da questa parte, senti che buon profumo”. Mi avvicinai, ma non avvertivo che un leggero e sgradevole odore di muri muffiti. Comunque la seguii, e lei, guidata da quella sensazione, mi condusse con sicurezza, attraverso piccole stanze e stretti corridoi, nella camera a gas.
Difficile non rimanere interdetti, tanto che non mi sentii lì per lì di rivelarle dove mi aveva portato. Anzi, ancora non ho avuto il coraggio di raccontarle questa storia. Per questo l’ho scritta. Prima o poi le capiterà di leggerla.
Se i fantasmi esistono, a Mauthausen sentono ancora il bisogno di raccontare...
"Dio dovrà chiedermi scusa per tutto ciò"(Scritta sul muro di una cella)