martedì 22 maggio 2012

LE PAROLE PESANO


Se si dice a una signora "hai una faccia da zoccola", sicuramente non si intendeva dirle che il suo viso è grazioso e ricorda quello della fidanzata di Topo Gigio.
Accusarmi di essere un "padre padrone" è conseguenza di ignoranza letteraria da parte di Veronika.

sabato 19 maggio 2012

IL TERZO TEMPO



Tu mi accusi di averti inflitto terribili sofferenze e violenze.
Rivolgi queste accuse proprio a me…che sapevo di essere mediocre e fragile ma che mi credevo capace tutta la vita di indignarmi – e magari di prendere perfino un po’ di coraggio – di fronte a chi fa violenza ai più deboli.

Io ti accuso invece di aver aspettato che perdessi le forze per calpestarmi con i tuoi scarponi chiodati.
Rivolgo questa accusa proprio a te…che sei sempre stata convinta di essere una persona generosa e altruista.

Nelle favole si racconta di cattivi che si travestono da buoni per mangiare i bambini. Noi ci siamo trasformati in lupi perché non abbiamo avuto la forza e il coraggio di vivere da agnelli.

Ci sarebbe  a disposizione ancora un terzo tempo per scrivere un finale migliore. Oppure dimmi la verità che già conosco, e cioè che non mi amavi più da un bel po' di tempo


lunedì 14 maggio 2012

BRUXELLES


Quando ero piccolo sognavo di avere un lavoro che mi facesse andare a Bruxelles
Dove andavano le persone importanti
Dove c’era la vita vera
Chi andava a Bruxelles alla Comunità Europea era uno che aveva il mondo a suoi piedi.
Credevo io da bambino.
Poi mi sono dimenticato di questo sogno.
Me ne sono ricordato dopo che a Bruxelles c’ero andato fin troppe volte.

Tra il sogno di bambino e la realtà c’era una tale differenza che il sogno era irriconoscibile.
Ci pensavo spesso in aereo.
Arrivavo a Bruxelles la sera, andavo dritto in albergo e non vedevo l’ora che arrivasse il giorno dopo.
Bruxelles non era che un luogo virtuale dove andare a una riunione per poi andarsene il prima possibile.
Che fastidio quando le riunioni erano due e mi toccava stare un altro giorno !
Il momento più bello era arrivare in aeroporto per tornare a casa. Prima una sosta da Starbucks e poi dentro a gironzolare fra i negozi
Sapevo che a Fiumicino una moglie mi avrebbe aspettato e a casa i ragazzi aspettavano qualcosa comprata in aeroporto. Il bello di Bruxelles era tornare a casa.

Adesso penso che quasi certamente non andrò più a Bruxelles perché nessuno mi pagherà più il viaggio per andare a una riunione
E quindi invidio quelli che hanno ancora molti anni di riunioni a Bruxelles

Di nuovo penso che chi va a Bruxelles è uno che ha il mondo ai suoi piedi.

http://www.youtube.com/watch?v=IBTeeoGXvC4&feature=related

domenica 13 maggio 2012

SAUDADE / RICORDI




Saudade è una parola portoghese difficile da tradurre (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Saudade)
Sta al confine fra un ricordo triste e un ricordo bello. Io ci convivo da sempre. Dev’essere un accessorio della depressione.
Questa sensazione non riguarda, almeno per me, il ricordo di momenti del tutto belli o del tutto brutti. Per questi ultimi, è logico volerli dimenticare.  Su quelli felici non ci torno quasi mai e comunque non mi emozionano più. Mi emozionano invece i ricordi di cose che già al momento di viverle erano un po’ tristi e un po’ belle. In genere sono cose che riguardano i figli, ma forse mi ricorderò anche qualche episodio che riguarda le mogli. Via via, li aggiungerò qua sotto, senza un ordine cronologico.
Questi ricordi dimostrano che c'era l'energia per fare una famiglia vera. Eravamo noi ad essere fragili e inconsapevoli che se fai la scelta di costruire una famiglia hai la responsabilità di proteggerla, ossia di mettere la famiglia prima dei tuoi egoismi. E ormai mi sembra che non ci sia più tempo che per i rimorsi.

Dublino, autunno 1994. Pioveva senza interruzione. Spesso andavamo in giro col camper a esplorare la città e a cercare casa. Martina si sedeva non so come fra me e la portiera. Si metteva il pollice in bocca e restava in silenzio guardando la pioggia fuori, mentre Tommaso stava in braccio a Veronika.
Qualche volta la sera andavamo da MacDonald’s. Martina e Tommaso erano già in pigiama. Prendevamo la roba e mangiavamo nel parcheggio. Era quasi una festa.
Qualche volta, la sera, io e Tommaso ci mettevamo a giocare a pallone fuori casa.
La sera suonavo la chitarra finché Tommaso e Martina non si addormentavano, seduto per terra sotto la finestra, fra i loro due letti. Vorrei rivivere questa cosa almeno una volta. Forse potrò farlo con il figlio di Emiliano. Mi ricordo anche di quando addormentavo Emiliano a Lione. Lo tenevo in braccio e passeggiavo nella stanza che dava sulla ferrovia, e guardavamo i treni passare. Una volta andammo ad Avignone. Faceva caldo. Mi ricordo le mura bianche del Palazzo del Papa.
Veronika – ma non ricordo esattamente il periodo – era solita tornare a casa portando qualcosa per Martina e Tommaso. Usava gli oggetti per dare l’affetto che aveva la sensazione non “bastasse” in quanto tale. Era certamente un comportamento sbagliato ma che tutti dovremmo oggi ricordare con tenerezza.
Non c’entra niente con questi ricordi, ma mi viene da dire che io e Veronika abbiamo amato i nostri figli come più non si poteva, ma non è bastato né per rendere felici loro né per rendere felici noi. Però sono sicuro che loro non ce ne vogliono.
Non c’entra niente neanche questo, ma voglio scrivere che Veronika mi rimprovera di mille torti ma non mi ha mai rimproverato di quello più grande e imperdonabile (nel senso che io non me lo sono mai perdonato) di quando mi comprò una cravatta per farmi una gentilezza e io mi arrabbiai moltissimo perché era troppo cara e neanche mi piaceva, tanto che gliela feci cambiare. Non potrò chiedere mai abbastanza scusa per questo.

E ti ricordi, Martina, quando a Gaeta facesti a pezzettini la bistecca per buttarla piano piano per terra ? Mi arrabbiai molto ? Non mi ricordo.

Ginevra 1986: il primo viaggio aereo da solo di Emiliano. Aspettavamo l'imbarco davanti al gate, e Emiliano mi prendeva a pugni su una gamba per scaricare la paura. Peccato non avere un foto del tuo sguardo quando la hostess ti prese per mano...

Roma 1985, all'uscita di scuola, quando Emiliano uscì per primo di corsa e mi obbligò a restare davanti alla porta per presentarmi ai suoi compagni che lo credevano orfano. E lui quindi ripeteva a tutti:" questo è mio padre...questo è mio padre..."


Emiliano (7-8 anni). Eri a casa mia con un nuovo videogioco di macchine da corsa . Mi dicesti che non riuscivi a raggiungere un buon punteggio .  Mi dicesti di provarci io.
 Ti risposi che non avevo dimestichezza con quel gioco e che avrei fatto peggio di te. Ma tu mi risposi che siccome guidavo la macchina vera così bene anche nel videogioco avrei raggiunto il massimo punteggio .  Eri serio e convinto mentre me lo dicevi. Non ricordo se riuscii a fare bene. Ricordo che non mi sentii all altezza delle tue aspettative nel momento in cui mi vedevi come Superman.
  
(segue)



sabato 12 maggio 2012

LA CINTURA DI SICUREZZA


Ho deciso che da oggi in poi allaccerò la cintura di sicurezza in macchina. Perché ho pensato che se avessi un incidente grave, Martina non mi/si perdonerebbe che non l'avessi allacciata.

mercoledì 9 maggio 2012

I CONFLITTI



Quando si lavora per molti anni nella diplomazia al servizio della prevenzione dei conflitti, si capisce che i conflitti non nascono mai  da un punto zero. Ogni conflitto è il seguito di un altro. Ovviamente se si prende arbitrariamente un punto zero, e nessuno si ricorda di quello che era successo prima, la storia che si racconta mostrerà chiaramente un carnefice e una vittima. In realtà, la vittima di oggi è spesso stata a sua volta un carnefice, anche se magari in un tempo molto lontano e quindi dimenticato.  Perché questa è la storia dell’uomo, fatta di conflitti per la sopravvivenza e in genere dettati dalla paura.

Quando scandagliamo il rapporto fra due persone, ognuno di noi fissa un punto zero, ossia un torto subìto che diventa il punto di partenza della catena fra azioni e reazioni, così che le nostre reazioni diventeranno tutte giustificate dalla necessità di essersi dovuto difendere. E si potrà anche dimostrare che il colpevole è l’altro.
Qualificare un episodio come punto zero è quasi sempre disonesto, cercare di individuare quello vero è un’opera insensata oltre che impossibile, in quanto nei rapporti fra due persone non c’è quasi mai un vero e proprio punto zero, ma piuttosto dei granelli di sabbia che inavvertitamente scivolano da un rilievo.

Il vero delitto che ho commesso – uccidendo una buona parte di me – è stato non voler prendere atto che Veronika non mi voleva più. Ma pur avendolo perfettamente chiaro – era il 1996 e ci scrissi perfino una canzone ! – non ebbi il coraggio di andarmene e così ho bruciato anni di vita e ho trasformato in un incubo questi ultimi.

martedì 8 maggio 2012

VESTITI



Quando una moglie comincia a vestirsi male e in genere a trascurarsi, manda un messaggio al marito che significa “non ti voglio più”
Quando un marito si comporta allo stesso modo, manda un messaggio alla moglie che significa “ti do per scontata”
E nessuno dei due si accorge che la loro storia è probabilmente finita…

LE VEDOVE


Quando una donna resta vedova in età non troppo avanzata, il più delle volte rinasce a nuova vita. Dopo il dolore del lutto, ringiovanisce e rifiorisce in tutti i sensi. E' un fatto, doloroso o gioioso, a seconda lo si guardi dal punto di vista delle vedove o...del morto.
Veronika, è rinata già due o tre volte - l'ultima è di questi giorni - e io ho avuto l'opportunità di assistere a questa metamorfosi. Come andare al proprio funerale...


domenica 6 maggio 2012

IL GATTO


Stasera ho trovato il gatto che mi aspettava sul muro del giardino. Quando mi ha visto mi è venuto incontro e ha voluto che lo prendessi in braccio per dormire. Stasera è stanco. Ed è stanco perché lui ha una vita...

MA POI CI SONO ANCHE I RICORDI BELLI....

I fiori di vetro che Tommaso ci portò in regalo da Murano, la valigetta di Emiliano, tutte le volte che  inaspettatamente e disinteressatamente Martina si ricorda di me.... e tanti altri... Per esempio, ti ricordi Tommy quando andammo a ritirare il motorino e siccome avevi paura a guidarlo te lo sei spinto a piedi fino a casa ...e quando siamo andati a prendere la mia moto, che quella volta ero io a avere paura e siamo arrivati a casa sempre in seconda...?

NO, NON BASTA...


C'è stata anche la volta che ho dato degli schiaffi a Tommaso perché non riusciva a fare 2 + 2 e quell'altra che diedi uno schiaffo a Emiliano perché aveva sbattuto il portone a vetri davanti al portiere (ossia, soprattutto per dare soddisfazione al portiere !).
Ne avrò fatti altri di errori, ma questi sono gli errori rimasti nella zona della memoria che si chiama la zona dei rimorsi.

giovedì 3 maggio 2012

LE PATENTI DEI FIGLI E DEI PADRI


Oggi Tommaso ha brillantemente superato la prova teorica per la patente. La notizia non sarebbe degna di nota se non mi avesse ricordato la fitta dolorosa che sentii sei anni fa quando mi telefonò per dirmi che era stato bocciato all'esame per la patente del motorino.
Capisco che detta così è difficile da capire. E' che quel fallimento, alla prima prova della vita vera, mi sembrò una disgrazia che Tommaso non meritava.
E sempre a proposito di fitte dolorose che non vorrei più ricordare, c'è quella che ogni tanto sento ancora se ripenso a quando a Emiliano capitava di avere un attacco d'asma ma cercava  di far finta di niente per non rovinare la giornata che avrebbe passato con me. O a quella volta che ci eravamo dati appuntamento da qualche parti sulle Alpi per  andare a sciare assieme, e poi, il solito attacco d'asma ci fregò la giornata, che trasformammo in una gita e in una piccolissima sciata il giorno dopo. O a quella volta che Martina non riusciva a smettere di piangere per qualcosa che non ricordo e io non riuscivo più a sentirla, tanto che le diedi uno schiaffo o forse più ...per farla smettere. Quante volte dovrei chiedere scusa ?
Perché non si può fare il rewind della vita ?