Saudade è una parola portoghese
difficile da tradurre (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Saudade)
Sta al confine fra un ricordo
triste e un ricordo bello. Io ci convivo da sempre. Dev’essere un accessorio
della depressione.
Questa sensazione non riguarda,
almeno per me, il ricordo di momenti del tutto belli o del tutto brutti. Per
questi ultimi, è logico volerli dimenticare.
Su quelli felici non ci torno quasi mai e comunque non mi emozionano
più. Mi emozionano invece i ricordi di cose che già al momento di viverle erano
un po’ tristi e un po’ belle. In genere sono cose che riguardano i figli, ma
forse mi ricorderò anche qualche episodio che riguarda le mogli. Via via, li
aggiungerò qua sotto, senza un ordine cronologico.
Questi ricordi dimostrano che c'era l'energia per fare una famiglia vera. Eravamo noi ad essere fragili e inconsapevoli che se fai la scelta di costruire una famiglia hai la responsabilità di proteggerla, ossia di mettere la famiglia prima dei tuoi egoismi. E ormai mi sembra che non ci sia più tempo che per i rimorsi.
Questi ricordi dimostrano che c'era l'energia per fare una famiglia vera. Eravamo noi ad essere fragili e inconsapevoli che se fai la scelta di costruire una famiglia hai la responsabilità di proteggerla, ossia di mettere la famiglia prima dei tuoi egoismi. E ormai mi sembra che non ci sia più tempo che per i rimorsi.
Dublino, autunno 1994. Pioveva
senza interruzione. Spesso andavamo in giro col camper a esplorare la città e a
cercare casa. Martina si sedeva non so come fra me e la portiera. Si metteva il
pollice in bocca e restava in silenzio guardando la pioggia fuori, mentre
Tommaso stava in braccio a Veronika.
Qualche volta la sera andavamo da
MacDonald’s. Martina e Tommaso erano già in pigiama. Prendevamo la roba e
mangiavamo nel parcheggio. Era quasi una festa.
Qualche volta, la sera, io e
Tommaso ci mettevamo a giocare a pallone fuori casa.
La sera suonavo la chitarra
finché Tommaso e Martina non si addormentavano, seduto per terra sotto la
finestra, fra i loro due letti. Vorrei rivivere questa cosa almeno una volta.
Forse potrò farlo con il figlio di Emiliano. Mi ricordo anche di quando
addormentavo Emiliano a Lione. Lo tenevo in braccio e passeggiavo nella stanza
che dava sulla ferrovia, e guardavamo i treni passare. Una volta andammo ad
Avignone. Faceva caldo. Mi ricordo le mura bianche del Palazzo del Papa.
Veronika – ma non ricordo
esattamente il periodo – era solita tornare a casa portando qualcosa per
Martina e Tommaso. Usava gli oggetti per dare l’affetto che aveva la sensazione
non “bastasse” in quanto tale. Era certamente un comportamento sbagliato ma che
tutti dovremmo oggi ricordare con tenerezza.
Non c’entra niente con questi
ricordi, ma mi viene da dire che io e Veronika abbiamo amato i nostri figli
come più non si poteva, ma non è bastato né per rendere felici loro né per
rendere felici noi. Però sono sicuro che loro non ce ne vogliono.
Non c’entra niente neanche
questo, ma voglio scrivere che Veronika mi rimprovera di mille torti ma non mi
ha mai rimproverato di quello più grande e imperdonabile (nel senso che io non me
lo sono mai perdonato) di quando mi comprò una cravatta per farmi una
gentilezza e io mi arrabbiai moltissimo perché era troppo cara e neanche mi
piaceva, tanto che gliela feci cambiare. Non potrò chiedere mai abbastanza
scusa per questo.
E ti ricordi, Martina, quando a Gaeta facesti a pezzettini la bistecca per buttarla piano piano per terra ? Mi arrabbiai molto ? Non mi ricordo.
Ginevra 1986: il primo viaggio aereo da solo di Emiliano. Aspettavamo l'imbarco davanti al gate, e Emiliano mi prendeva a pugni su una gamba per scaricare la paura. Peccato non avere un foto del tuo sguardo quando la hostess ti prese per mano...
Roma 1985, all'uscita di scuola, quando Emiliano uscì per primo di corsa e mi obbligò a restare davanti alla porta per presentarmi ai suoi compagni che lo credevano orfano. E lui quindi ripeteva a tutti:" questo è mio padre...questo è mio padre..."
Emiliano (7-8 anni). Eri a casa mia con un nuovo videogioco di macchine da corsa . Mi dicesti che non riuscivi a raggiungere un buon punteggio . Mi dicesti di provarci io.
E ti ricordi, Martina, quando a Gaeta facesti a pezzettini la bistecca per buttarla piano piano per terra ? Mi arrabbiai molto ? Non mi ricordo.
Ginevra 1986: il primo viaggio aereo da solo di Emiliano. Aspettavamo l'imbarco davanti al gate, e Emiliano mi prendeva a pugni su una gamba per scaricare la paura. Peccato non avere un foto del tuo sguardo quando la hostess ti prese per mano...
Roma 1985, all'uscita di scuola, quando Emiliano uscì per primo di corsa e mi obbligò a restare davanti alla porta per presentarmi ai suoi compagni che lo credevano orfano. E lui quindi ripeteva a tutti:" questo è mio padre...questo è mio padre..."
Emiliano (7-8 anni). Eri a casa mia con un nuovo videogioco di macchine da corsa . Mi dicesti che non riuscivi a raggiungere un buon punteggio . Mi dicesti di provarci io.
Ti risposi che non avevo dimestichezza con quel gioco e che avrei fatto peggio di te. Ma tu mi risposi che siccome guidavo la macchina vera così bene anche nel videogioco avrei raggiunto il massimo punteggio . Eri serio e convinto mentre me lo dicevi. Non ricordo se riuscii a fare bene. Ricordo che non mi sentii all altezza delle tue aspettative nel momento in cui mi vedevi come Superman.
(segue)
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