giovedì 28 giugno 2012

AVATAR


Veronika,
se ti capiterà di leggere questa raccolta di pensieri/lettere destinati in primo luogo a Martina, potrai avere la sensazione che siano anche spesso lettere d'amore indirizzate a te.
In realtà non è proprio così. E' vero che parlo spesso di te ed è vero che sono lettere d'amore. Ma la Veronika che ho avuto in mente non sei proprio tu. E' un tuo Avatar. Ha i tuoi occhi e la tua bocca. Questo è vero. Ma il resto è quello che ricordo di te di tanti anni fa, una costruzione virtuale che mi ha tenuto compagnia in questi anni, l' Avatar affettuoso che ha preso il posto di una persona scomparsa.

martedì 26 giugno 2012

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Fu abbastanza faticoso arrivarci.
Tsagaradha è un posto magico, la Grecia profonda, quella che non è cambiata per niente nei secoli, come testimonia il platano millenario che domina la piazza del Paese. 
Bisogna andarci una volta insieme alla persona con cui hai investito le tue emozioni.


Aveva già deciso che alla fine del viaggio se ne sarebbe andata. Mi sopportava con pazienza perché Tsagaradha è un luogo troppo distante da tutto per consentire rotture drastiche. Bisogna prima tornare nel mondo civile.


Tsagaradha è la Grecia che uno si è sempre immaginato durante le proprie letture di adolescente, quella dei giardini protetti dal sole con i pergolati di vite, degli ortaggi colorati e dai sapori dimenticati, del vino bianco leggero e fresco. Oggi ci sono i turisti, ovviamente, ma neanche loro riescono a rompere l’incantesimo. E’ un luogo isolato, e pensavo che la vita doveva essere stata difficile in passato. O forse no, perché è una terra benedetta alla quale Dio ha regalato quello che veramente serviva ai sui figli. Compreso il Meltemi, il risultato di quella beffa di fenomeno atmosferico che d'estate fa morire di caldo i macedoni del Vardar e da lì prende l'energia per  rinfrescare le coste dei macedoni del mare.


Quando mi trovo in un posto così lontano dai miei “luoghi sicuri” ho sempre un po’ paura. Resto diviso tra l’emozione della loro bellezza (chissà perché i luoghi più belli sono sempre quelli più lontani e difficili da raggiungere…) e il desiderio di tornare nella civiltà protettiva. Quindi me li godo più con la memoria che sul momento.

Lei parlava poco e si guardava intorno con i suoi pensieri. Spesso mi seguiva accondiscendente, avendo rinunciato a convincermi a fare scelte diverse. Ossia accettava i miei limiti sapendo che erano gli ultimi giorni. Era il suo modo di dirmi che aveva deciso di andarsene.


Questi sono ricordi belli prima che malinconici. E poi, quel giorno passato a Tsagaradha, e la notte in quell’albergo inglese, così improbabile in un luogo come quello, sono ricordi ancora miei. L'ultimo suo regalo.




sabato 23 giugno 2012

IL 22 GIUGNO


Nell'emisfero boreale il 21 giugno è un giorno molto citato e atteso, essendo il primo giorno d'estate.
Del 22 giugno, invece, non gliene frega niente a nessuno.
Anche per questo io amo il 22 giugno. Ma non solo.
Io lo amo perché è il giorno in cui la Terra inizia il suo cammino verso l'inverno.
Nessuno fa caso al fatto che il 22 giugno il sole ha già ridotto la sua presenza e la notte è arrivata qualche secondo prima.
Il 22 giugno avverte la Natura che si deve sbrigare a completare tutto quello che ha iniziato a primavera.
La gente ama il 21 giugno perché annuncia l'inizio della festa.
Io amo il 22 perché mi fa immaginare di poter stare abbracciato con te vicino a un caminetto acceso.

sabato 16 giugno 2012

GAETA



Ho passato le vacanze a Gaeta per quasi 50 anni. A ricordarli oggi, sembra il film in 8mm della mia vita.
Il primo mare dell’anno era quello che vedevo dal treno quando arrivava a Campoleone. La prima emozione dell’estate, quando salivamo in carrozza per andare dalla stazione a casa. L’odore del mare è per me sempre quello della spiaggia di Serapo. Poi i silenzi della controra, il profumo di frittura di pesce, le strade sterrate e aride dove i contadini passavano ancora in sella ai somari.
Il primo bacio l’ho dato a Gaeta alla  ragazzina che poi mi ha spezzato il cuore.
E’ a Gaeta, all’inizio dell’adolescenza, che ho scoperto la sensazione di essere fisicamente invincibile. Sempre a Gaeta ho conosciuto la prima stanchezza di vivere con Veronika. Per Martina e Tommaso, Gaeta probabilmente non vuol dire niente, ma io li vedo ancora scavare buche nella sabbia. E’ a Gaeta che Martina fece a pezzettini la sua bistecca e senza essere vista la buttò metodicamente per terra, mentre Emiliano divorava filetti di manzo che la madre gli aveva proibito. C’era stanchezza, ma era ancora vita. Vorrei avercela adesso…
Gaeta era il luogo dove tutti i componenti della famiglia per molti anni si ritrovarono, prima di andarsene uno dopo l’altro. Quelli che siamo rimasti, a Gaeta non ci andiamo più, perché non vogliamo tornare in un luogo dove ormai ci sono solo ricordi e fantasmi.