Fu abbastanza faticoso arrivarci.
Tsagaradha è un posto magico, la Grecia profonda, quella che non è cambiata per niente nei secoli, come testimonia il platano millenario che domina la piazza del Paese.
Tsagaradha è un posto magico, la Grecia profonda, quella che non è cambiata per niente nei secoli, come testimonia il platano millenario che domina la piazza del Paese.
Bisogna andarci una volta insieme alla persona con cui hai investito le tue emozioni.
Aveva già deciso che alla fine del viaggio se ne sarebbe andata. Mi sopportava con pazienza perché Tsagaradha è un luogo troppo distante da tutto per consentire rotture drastiche. Bisogna prima tornare nel mondo civile.
Tsagaradha è la Grecia che uno si è sempre immaginato durante le proprie letture di adolescente, quella dei giardini protetti dal sole con i pergolati di vite, degli ortaggi colorati e dai sapori dimenticati, del vino bianco leggero e fresco. Oggi ci sono i turisti, ovviamente, ma neanche loro riescono a rompere l’incantesimo. E’ un luogo isolato, e pensavo che la vita doveva essere stata difficile in passato. O forse no, perché è una terra benedetta alla quale Dio ha regalato quello che veramente serviva ai sui figli. Compreso il Meltemi, il risultato di quella beffa di fenomeno atmosferico che d'estate fa morire di caldo i macedoni del Vardar e da lì prende l'energia per rinfrescare le coste dei macedoni del mare.
Quando mi trovo in un posto così lontano dai miei “luoghi sicuri” ho sempre un po’ paura. Resto diviso tra l’emozione della loro bellezza (chissà perché i luoghi più belli sono sempre quelli più lontani e difficili da raggiungere…) e il desiderio di tornare nella civiltà protettiva. Quindi me li godo più con la memoria che sul momento.
Lei parlava poco e si guardava intorno con i suoi pensieri. Spesso mi seguiva accondiscendente, avendo rinunciato a convincermi a fare scelte diverse. Ossia accettava i miei limiti sapendo che erano gli ultimi giorni. Era il suo modo di dirmi che aveva deciso di andarsene.
Questi sono ricordi belli prima che malinconici. E poi, quel giorno passato a Tsagaradha, e la notte in quell’albergo inglese, così improbabile in un luogo come quello, sono ricordi ancora miei. L'ultimo suo regalo.


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