domenica 30 dicembre 2012
mercoledì 26 dicembre 2012
IMPARA A VOLERTI BENE...
Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino, in modo che le farfalle vengano da te.
Alla fine troverai, non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te.
Impara a volerti bene, a prenderti cura di te stesso e principalmente a volere bene a chi ti vuole bene.
(Mario Quintana - poeta brasiliano)
http://it.wikipedia.org/wiki/M%C3%A1rio_Quintana
lunedì 17 dicembre 2012
QUEL CHE RESTA....
Se quello che resta dopo un quarto di secolo di matrimonio è un pacco di pasta scaduta due anni fa, è triste.
giovedì 6 dicembre 2012
sabato 10 novembre 2012
STANDO SU UN'ISOLA DESERTA
Ritrovandomi dopo i 60 da solo, ossia senza moglie, ho avuto la sensazione come di essere finito su un'isola deserta. Dopo i 60 diventi trasparente. Non hai davanti abbastanza vita per poter interessare una donna. E anche agli uomini, interessi poco se sei vicino alla pensione.
Su un'isola deserta, però, una presenza sarebbe importante.
giovedì 8 novembre 2012
AUGURI
Seppure un po' in anticipo sul mio compleanno, oggi Andrea mi ha scritto: " Auguri, che le cose non sono facili".
Bellissima sintesi per descrivere la vita !
domenica 21 ottobre 2012
MISSION ACCOMPLISHED
La mia.... Infatti Tommaso ha preso la patente, con i soliti suoi due anni di ritardo, quelli che si porta dietro dalla nascita...due anni di ritardo per parlare, due anni in più per imparare a fare due più due, e così via.
La patente è stato il mio ultimo "servizio" da padre in senso stretto e quindi anche una mia preoccupazione. Poi, vabbe', ci sarò sempre finché ci sarò, ma la scuola è finita. Adesso Tommaso può accendere anche il motore per partire.
domenica 7 ottobre 2012
LA FAMIGLIA
Quando nel 1972 lo psichiatra David Cooper scrisse "La morte della famiglia", noi, ragazzi del '68 ce lo siamo bevuto come un bicchier d'acqua. A 40 anni di distanza io ho capito che abbiamo fatto uno sbaglio (uno dei tanti....). Quello che scriveva era vero, ma erano sbagliate le conclusioni e cioè che essendo la famiglia morta, si doveva andare oltre. Ad aiutarci a sbagliare, ci fu la Chiesa cattolica, che nel suo delirio antidivorzista usava banalità indigeribili. Quindi, se chi scriveva contro la famiglia diceva cose sensate, e chi parlava a favore usava argomenti insensati, non fu per noi difficile cadere in trappola. Che la famiglia fosse in crisi già negli anni '70 era chiaro. In realtà avremmo dovuto capire che la famiglia era centrale, non tanto nella società quanto nella vita personale, e che quindi bisognava riflettere a come salvarla.
Adesso che sono rimasto senza famiglia, mi rendo conto di quanta vita questo sbaglio mi sia costato e mi stia costando. E' costato anche ai miei figli. L'unica speranza è che imparino da questo mio errore e riescano a non ripeterlo.
venerdì 5 ottobre 2012
ANCORA SU TOMMASO
Tommaso non smette di stupirmi. Mette i piedi in tutte le pozzanghere, ma riesce sempre a trovare un paio di scarpe asciutte. Geniale il suo uso di FB, per vendicarsi senza violenza e nello stesso tempo per dividere i buoni dai cattivi. Quasi un messaggio cristiano.
Vuole illuminare il prossimo Natale con i suoi agnolotti. Si è accorto che a Natale si fanno i conti con la vita che se ne va e con quella che arriva. Gli fa un po' di tristezza e spera che i suoi agnolotti riescano a imbrogliarla. Io gli ho detto che è la famiglia l'antitidoto e noi non ce l'abbiamo mai avuto. Però cercherò di credere più che posso nei suoi agnolotti perché è il suo regalo di Natale. Well done Tommy !
venerdì 14 settembre 2012
UNA BELLISSIMA STORIA FINITA MALE...
Che brutta fine la storia con Caterina. Era iniziata alla grande anche se in realtà molto "drogata". Io ero stato lasciato da Rossana e mi sentivo perso. Incontrare Caterina mi sembrò una specie di miracolo.
Poi partii per Praga, e mi ritrovai di nuovo da solo e di nuovo impreparato ad esserlo. Caterina non aveva voluto seguirmi (in realtà obiettivamente non poteva...!). Mi arrangiai e con molta fatica riuscii a cavarmela. Trovai il modo di dare senso alla vita anche stando solo. Anzi, vi trovai anche molta, inaspettata forza.
Poi conobbi Veronika
Intanto la magia del rapporto con Caterina si andava rompendo. Cominciai a guardarla con altri occhi. Le rimproverai - ingiustamente ! - alcuni comportamenti: in realtà ero io a essere cambiato.
Poi mi misi con Veronika e non ebbi il coraggio di dirglielo perché troppo forte e importante era stata la nostra storia: è difficile e doloroso mettere fine a un grande amore con una sola, definitiva pugnalata al cuore, sebbene con il senno di poi capisci che quella sarebbe stata paradossalmente la soluzione meno cruenta. Aspettai vigliaccamente che Caterina finisse per capirlo da sola.
Alla fine raccontai tutto a una sua amica perché almeno sapesse come erano andate le cose veramente.
Mi sono comportato malissimo con Caterina e non me lo perdono. L'unica cosa positiva è che tutto si risolse in pochi mesi. Caterina credo si sia poi risposata e spero tanto che abbia avuto una vita felice.
Poi è stato il mio turno di essere lasciato, ma Veronika lo ha fatto solo dopo aver reso infelici a tutti e due molti anni di vita e proprio quando ero diventato più fragile.
Poi partii per Praga, e mi ritrovai di nuovo da solo e di nuovo impreparato ad esserlo. Caterina non aveva voluto seguirmi (in realtà obiettivamente non poteva...!). Mi arrangiai e con molta fatica riuscii a cavarmela. Trovai il modo di dare senso alla vita anche stando solo. Anzi, vi trovai anche molta, inaspettata forza.
Poi conobbi Veronika
Intanto la magia del rapporto con Caterina si andava rompendo. Cominciai a guardarla con altri occhi. Le rimproverai - ingiustamente ! - alcuni comportamenti: in realtà ero io a essere cambiato.
Poi mi misi con Veronika e non ebbi il coraggio di dirglielo perché troppo forte e importante era stata la nostra storia: è difficile e doloroso mettere fine a un grande amore con una sola, definitiva pugnalata al cuore, sebbene con il senno di poi capisci che quella sarebbe stata paradossalmente la soluzione meno cruenta. Aspettai vigliaccamente che Caterina finisse per capirlo da sola.
Alla fine raccontai tutto a una sua amica perché almeno sapesse come erano andate le cose veramente.
Mi sono comportato malissimo con Caterina e non me lo perdono. L'unica cosa positiva è che tutto si risolse in pochi mesi. Caterina credo si sia poi risposata e spero tanto che abbia avuto una vita felice.
Poi è stato il mio turno di essere lasciato, ma Veronika lo ha fatto solo dopo aver reso infelici a tutti e due molti anni di vita e proprio quando ero diventato più fragile.
lunedì 30 luglio 2012
ELOGIO DELL’ADULTERIO
Non ho mai creduto che la fedeltà coniugale fosse un valore indiscutibile, ma non ho mai cercato avventure (in realtà non ne ero proprio capace…) solo per il piacere di rendere più variegata la mia vita sessuale. Se ho tradito (poche volte…) le mie compagne, è stato come reazione a qualche disagio, se non – come accadde con Rossana – per sopravvivere ai suoi tradimenti. Ossia, mi sento di dire di essere stato un adultero occasionale e in buona misura, “per necessità”.
Con V. è stato diverso. Non ci fu per molti anni un motivo di disagio così forte da indurre al tradimento e comunque, col tempo, il tradimento non mi sembrò più un’opzione percorribile: io non c’ho mai saputo fare con le donne e dopo i 50 ho pensato che non ci fossero più molte possibilità.
Da parte sua, V. fu assurdamente possessiva (non gelosa !) fino alla nascita di Martina. Poi, è forte la mia impressione che abbia invece sperato che io mi trovassi un’amante, così da alleggerirsi del mio peso. Ad esempio, io non conosco molte mogli che avrebbero lasciato il marito, da solo, per settimane, con giovani e belle baby sitter (vedi foto in basso tanto per capire di cosa sto parlando…).
Ma io invece non approfittavo della libertà e questo semplicemente perché non ne ero capace (ossia né per onestà né per amore né per nessun’altra nobile ragione, ma solo per imbranataggine).
Quindi, concludendo, se non ho di che vantarmi della mia fedeltà, devo invece rimproverarmi ?
Ho paura di sì, ritenendo che se io fossi stato capace di tradire (con leggerezza, ovviamente) V., forse le cose fra noi sarebbero andate meglio .
Forse non mi avrebbe neanche lasciato perché io sarei stato più a posto con me stesso e quindi lei mi avrebbe trovato più simpatico e meno distruttivo. Inoltre, ogni tanto sarei sparito per qualche “viaggio di lavoro” e lei si sarebbe rilassata con i suoi amici senza l’ansia di dover tornare a casa per cena. La nostra vita non sarebbe stata per questo perfetta, ma forse migliore.
domenica 29 luglio 2012
IL GIARDINO (piccola riflessione religiosa)
Ho voluto lasciare il prato crescere per un mese senza
tagliare l’erba. Volevo vedere come si sarebbe mosso una volta lasciato libero.
Il risultato è stato sorprendente (almeno per me, che sono un esperto di
città.). Sono nati decine di alberi (in particolare acacie) che in poche
settimane avevano già raggiunto il mezzo metro di altezza. E poi piante di ogni
genere, in una sorta di arrembaggio per occupare il proprio spazio vitale. Insomma,
lasciata a se stessa, la Natura produce più vita di quanto ne possa ospitare la
terra e quindi sono proprio i nuovi nati (i piccoli) quelli più a rischio.
Se non tagliassi più il prato, fra qualche mese si realizzerebbe la
prima selezione naturale e negli anni successivi questa continuerebbe
incessantemente fino a sancire la vittoria definitiva dei più forti: da un lato
gli alberi che per primi avranno consolidato le proprie radici a spese degli
altri e dall’altro le piantine che saranno state capaci di soffocare i vicini.
Insomma una guerra. La legge del più forte applicata ai
vegetali. La vita che presuppone la morte dei più deboli. E alla fine degli
anni, la morte anche dei più forti per far posto ai nuovi nati.
Dirai che ho scoperto l’acqua calda. E’ che sono un contadino di città
che si stupisce nel guardare la Natura in azione.Comunque è chiaro che la vita è più forte perché irriducibilmente tenace. Non si fa scoraggiare da niente. Anche questo piccolo interstizio nel cemento diventa un’occasione per la vita: per parafrasare Martin Lutero, fosse anche il più piccolo granello di terra, io ci pianterò il mio albero.
Infatti questo è un albero, un’acacia per la precisione. Crescendo
se la giocherà con le fondamenta della casa. O troverà spazio nella terra o
morirà. E’ un’alternativa semplice anche se suona brutale.
Infatti la vita non fa caso alla morte e questo perché semplicemente sa di avere
più possibilità. La vita non si preoccupa della morte, neanche della "nostra"! Infatti noi siamo importanti per la vita finché siamo un suo alleato,
poi non contiamo più.
La conclusione è quella cui sono giunti già miliardi di
esseri umani, e ossia che noi passiamo nella vita per dare una nostra “spinta”.
Spinta per andare dove, non è dato saperlo. E’ però ripugnante pensare che tutto
questo non abbia alcun senso e che noi esseri umani siamo i soli a temerlo.
PS La piccola acacia è stata sradicata dalla Colf...
PS La piccola acacia è stata sradicata dalla Colf...
domenica 15 luglio 2012
UN SOGNO
Stanotte ho sognato di avere avuto una relazione adulterina
con la moglie di Gianfranco Fini,che però nel mio sogno non assomigliava a
quella reale (anche perché non so nemmeno che faccia abbia !) ma alla “Bond's girl” Britt Ekland che avevo appena visto
suo Rai 3 (L’uomo dalla pistola d’oro).
E’ una tipa minuta e leggera. Ha un
figlio. Siamo a Roma, quartiere Monte Sacro. Io devo andare a ritirare la mia
nuova MINI che finalmente è pronta per la consegna. Vado nel mio garage, quello
di Via Lattanzio per togliere la vecchia macchina e far posto alla nuova (ossia
torno indietro nel tempo di 40 anni...!). C’è un disordine inaudito perché è
gestito da Martina.
Sono di nuovo con la moglie di Fini e siamo nel letto. Non
so perché non facciamo l’amore ma ci limitiamo solo a qualche preliminare. Forse
perché devo andare a ritirare la MINI. C’è una parte del sogno un po’confusa e
che comunque non ricordo. Alla fine lei deve andare da qualche parte con il
marito e rimaniamo d’accordo che mi avrebbe telefonato quando avremmo potuto
stare insieme. Io però ho la sensazione che la storia abbia perso un po’ dell’entusiasmo
iniziale e mi dico che non debbo farmene un problema”.
Il sogno si può forse anche interpretare…ma perché diavolo
la moglie di Fini….? :)
PS A Montesacro abitava Caterina...😕
martedì 10 luglio 2012
PERO'
Tommaso ha notato che io dico troppi "però". Ha ragione. L'ho notato anch'io da almeno 4 o 5 anni. Non ti aspetti che Tommaso faccia delle osservazioni così puntuali su questioni letterarie. In realtà, da sempre lui fa solo finta di non sentire e di non capire...
Da quando me ne accorsi ho cercato di correggermi, ma non ci sono riuscito. Non sono riuscito a trovare un altro avverbio per discutere.
Il "però" può essere usato come un'arma contundente, per contraddire l'interlocutore, per avere ragione. Al limite per prevaricare.
Ma io non ho mai voluto "prevaricare". Mi piaceva la discussione non la vittoria. Volevo solo ragionare, non avere ragione. Però ho sbagliato il modo. Ecco, di nuovo un però...
Sembra una scemenza, ma credo che questo inutile, reiterato avverbio abbia segnato la percezione che gli altri hanno avuto di me. Mi hanno visto come un rompicoglioni e forse anche come uno antipatico. Anche con Veronika, è sicuro che ho detto troppi "però". Un avverbio che si è rivelato distruttivo e inutile. Mi dispiace.
Chiedo scusa a tutti quelli che hanno subìto i miei inutili "però".
venerdì 6 luglio 2012
LA MAMMA
La mamma aveva un modo freddo di amare. Ce ne saranno sicuramente state altre, ma l'unica sua carezza che ricordo e quella che mi diede poche ore prima di morire. Aveva ereditato questo modo di amare da sua madre, che avendo dovuto gestire da sola cinque figli, aveva più l'aria di un generale in pensione che di una nonna. E alla fine questo modo freddo di amare l'ho ereditato anch'io.
La mamma però non ha mai smesso un attimo di amarmi. Lo faceva di nascosto, quasi spiandomi. Si vede bene adesso che non c'è più.
giovedì 28 giugno 2012
AVATAR
Veronika,
se ti capiterà di leggere questa raccolta di pensieri/lettere destinati in primo luogo a Martina, potrai avere la sensazione che siano anche spesso lettere d'amore indirizzate a te.
In realtà non è proprio così. E' vero che parlo spesso di te ed è vero che sono lettere d'amore. Ma la Veronika che ho avuto in mente non sei proprio tu. E' un tuo Avatar. Ha i tuoi occhi e la tua bocca. Questo è vero. Ma il resto è quello che ricordo di te di tanti anni fa, una costruzione virtuale che mi ha tenuto compagnia in questi anni, l' Avatar affettuoso che ha preso il posto di una persona scomparsa.
martedì 26 giugno 2012
39 23 15.98 N 23 10 24.21 E
Fu abbastanza faticoso arrivarci.
Tsagaradha è un posto magico, la Grecia profonda, quella che non è cambiata per niente nei secoli, come testimonia il platano millenario che domina la piazza del Paese.
Tsagaradha è un posto magico, la Grecia profonda, quella che non è cambiata per niente nei secoli, come testimonia il platano millenario che domina la piazza del Paese.
Bisogna andarci una volta insieme alla persona con cui hai investito le tue emozioni.
Aveva già deciso che alla fine del viaggio se ne sarebbe andata. Mi sopportava con pazienza perché Tsagaradha è un luogo troppo distante da tutto per consentire rotture drastiche. Bisogna prima tornare nel mondo civile.
Tsagaradha è la Grecia che uno si è sempre immaginato durante le proprie letture di adolescente, quella dei giardini protetti dal sole con i pergolati di vite, degli ortaggi colorati e dai sapori dimenticati, del vino bianco leggero e fresco. Oggi ci sono i turisti, ovviamente, ma neanche loro riescono a rompere l’incantesimo. E’ un luogo isolato, e pensavo che la vita doveva essere stata difficile in passato. O forse no, perché è una terra benedetta alla quale Dio ha regalato quello che veramente serviva ai sui figli. Compreso il Meltemi, il risultato di quella beffa di fenomeno atmosferico che d'estate fa morire di caldo i macedoni del Vardar e da lì prende l'energia per rinfrescare le coste dei macedoni del mare.
Quando mi trovo in un posto così lontano dai miei “luoghi sicuri” ho sempre un po’ paura. Resto diviso tra l’emozione della loro bellezza (chissà perché i luoghi più belli sono sempre quelli più lontani e difficili da raggiungere…) e il desiderio di tornare nella civiltà protettiva. Quindi me li godo più con la memoria che sul momento.
Lei parlava poco e si guardava intorno con i suoi pensieri. Spesso mi seguiva accondiscendente, avendo rinunciato a convincermi a fare scelte diverse. Ossia accettava i miei limiti sapendo che erano gli ultimi giorni. Era il suo modo di dirmi che aveva deciso di andarsene.
Questi sono ricordi belli prima che malinconici. E poi, quel giorno passato a Tsagaradha, e la notte in quell’albergo inglese, così improbabile in un luogo come quello, sono ricordi ancora miei. L'ultimo suo regalo.
Ubicazione:
Tsagkaradas-Milion, Afetes 37012, Grecia
sabato 23 giugno 2012
IL 22 GIUGNO
Nell'emisfero boreale il 21 giugno è un giorno molto citato e atteso, essendo il primo giorno d'estate.
Del 22 giugno, invece, non gliene frega niente a nessuno.
Anche per questo io amo il 22 giugno. Ma non solo.
Io lo amo perché è il giorno in cui la Terra inizia il suo cammino verso l'inverno.
Nessuno fa caso al fatto che il 22 giugno il sole ha già ridotto la sua presenza e la notte è arrivata qualche secondo prima.
Il 22 giugno avverte la Natura che si deve sbrigare a completare tutto quello che ha iniziato a primavera.
La gente ama il 21 giugno perché annuncia l'inizio della festa.
Io amo il 22 perché mi fa immaginare di poter stare abbracciato con te vicino a un caminetto acceso.
sabato 16 giugno 2012
GAETA
Ho passato le vacanze a Gaeta per quasi 50 anni. A ricordarli
oggi, sembra il film in 8mm della mia vita.
Il primo mare dell’anno era quello che vedevo dal treno
quando arrivava a Campoleone. La prima emozione dell’estate, quando salivamo in
carrozza per andare dalla stazione a casa. L’odore del mare è per me sempre
quello della spiaggia di Serapo. Poi i silenzi della controra, il profumo di
frittura di pesce, le strade sterrate e aride dove i contadini passavano ancora
in sella ai somari.
Il primo bacio l’ho dato a Gaeta alla ragazzina che poi mi
ha spezzato il cuore.
E’ a Gaeta, all’inizio dell’adolescenza, che ho scoperto la
sensazione di essere fisicamente invincibile. Sempre a Gaeta ho conosciuto la
prima stanchezza di vivere con Veronika. Per Martina e Tommaso, Gaeta probabilmente
non vuol dire niente, ma io li vedo ancora scavare buche nella sabbia. E’ a
Gaeta che Martina fece a pezzettini la sua bistecca e senza essere vista la
buttò metodicamente per terra, mentre Emiliano divorava filetti di manzo che la
madre gli aveva proibito. C’era stanchezza, ma era ancora vita.
Vorrei avercela adesso…
Gaeta era il luogo dove tutti i componenti della famiglia per molti anni si
ritrovarono, prima di andarsene uno dopo l’altro. Quelli che siamo rimasti, a
Gaeta non ci andiamo più, perché non vogliamo tornare in un luogo dove ormai ci
sono solo ricordi e fantasmi.
martedì 22 maggio 2012
LE PAROLE PESANO
Se si dice a una signora "hai una faccia da zoccola", sicuramente non si intendeva dirle che il suo viso è grazioso e ricorda quello della fidanzata di Topo Gigio.
Accusarmi di essere un "padre padrone" è conseguenza di ignoranza letteraria da parte di Veronika.
sabato 19 maggio 2012
IL TERZO TEMPO
Tu mi accusi di averti inflitto terribili sofferenze e
violenze.
Rivolgi queste accuse proprio a me…che sapevo di essere mediocre e fragile ma che mi credevo
capace tutta la vita di indignarmi – e magari di prendere perfino un po’ di
coraggio – di fronte a chi fa violenza ai più deboli.
Io ti accuso invece di aver aspettato che perdessi le forze
per calpestarmi con i tuoi scarponi chiodati.
Rivolgo questa accusa proprio a te…che sei sempre stata convinta di essere una persona
generosa e altruista.
Nelle favole si racconta di cattivi che si travestono da
buoni per mangiare i bambini. Noi ci siamo trasformati in lupi perché non
abbiamo avuto la forza e il coraggio di vivere da agnelli.
Ci sarebbe a disposizione ancora un terzo tempo per scrivere un finale migliore. Oppure dimmi la verità che già conosco, e cioè che non mi amavi più da un bel po' di tempo
Ci sarebbe a disposizione ancora un terzo tempo per scrivere un finale migliore. Oppure dimmi la verità che già conosco, e cioè che non mi amavi più da un bel po' di tempo
lunedì 14 maggio 2012
BRUXELLES
Quando ero piccolo sognavo di avere un lavoro che mi facesse
andare a Bruxelles
Dove andavano le persone importanti
Dove c’era la vita vera
Chi andava a Bruxelles alla Comunità Europea era uno che
aveva il mondo a suoi piedi.
Credevo io da bambino.
Poi mi sono dimenticato di questo sogno.
Me ne sono ricordato dopo che a Bruxelles c’ero andato fin troppe volte.
Tra il sogno di bambino e la realtà c’era una tale
differenza che il sogno era irriconoscibile.
Ci pensavo spesso in aereo.
Arrivavo a Bruxelles la sera, andavo dritto in albergo e non
vedevo l’ora che arrivasse il giorno dopo.
Bruxelles non era che un luogo virtuale dove andare a una
riunione per poi andarsene il prima possibile.
Che fastidio quando le riunioni erano due e mi toccava stare
un altro giorno !
Il momento più bello era arrivare in aeroporto per tornare a
casa. Prima una sosta da Starbucks e poi dentro a gironzolare fra i negozi
Sapevo che a Fiumicino una moglie mi avrebbe aspettato e a
casa i ragazzi aspettavano qualcosa comprata in aeroporto. Il bello di
Bruxelles era tornare a casa.
Adesso penso che quasi certamente non andrò più a Bruxelles
perché nessuno mi pagherà più il viaggio per andare a una riunione
E quindi invidio quelli che hanno ancora molti anni di
riunioni a Bruxelles
Di nuovo penso che chi va a Bruxelles è uno che ha il mondo
ai suoi piedi.
http://www.youtube.com/watch?v=IBTeeoGXvC4&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=IBTeeoGXvC4&feature=related
domenica 13 maggio 2012
SAUDADE / RICORDI
Saudade è una parola portoghese
difficile da tradurre (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Saudade)
Sta al confine fra un ricordo
triste e un ricordo bello. Io ci convivo da sempre. Dev’essere un accessorio
della depressione.
Questa sensazione non riguarda,
almeno per me, il ricordo di momenti del tutto belli o del tutto brutti. Per
questi ultimi, è logico volerli dimenticare.
Su quelli felici non ci torno quasi mai e comunque non mi emozionano
più. Mi emozionano invece i ricordi di cose che già al momento di viverle erano
un po’ tristi e un po’ belle. In genere sono cose che riguardano i figli, ma
forse mi ricorderò anche qualche episodio che riguarda le mogli. Via via, li
aggiungerò qua sotto, senza un ordine cronologico.
Questi ricordi dimostrano che c'era l'energia per fare una famiglia vera. Eravamo noi ad essere fragili e inconsapevoli che se fai la scelta di costruire una famiglia hai la responsabilità di proteggerla, ossia di mettere la famiglia prima dei tuoi egoismi. E ormai mi sembra che non ci sia più tempo che per i rimorsi.
Questi ricordi dimostrano che c'era l'energia per fare una famiglia vera. Eravamo noi ad essere fragili e inconsapevoli che se fai la scelta di costruire una famiglia hai la responsabilità di proteggerla, ossia di mettere la famiglia prima dei tuoi egoismi. E ormai mi sembra che non ci sia più tempo che per i rimorsi.
Dublino, autunno 1994. Pioveva
senza interruzione. Spesso andavamo in giro col camper a esplorare la città e a
cercare casa. Martina si sedeva non so come fra me e la portiera. Si metteva il
pollice in bocca e restava in silenzio guardando la pioggia fuori, mentre
Tommaso stava in braccio a Veronika.
Qualche volta la sera andavamo da
MacDonald’s. Martina e Tommaso erano già in pigiama. Prendevamo la roba e
mangiavamo nel parcheggio. Era quasi una festa.
Qualche volta, la sera, io e
Tommaso ci mettevamo a giocare a pallone fuori casa.
La sera suonavo la chitarra
finché Tommaso e Martina non si addormentavano, seduto per terra sotto la
finestra, fra i loro due letti. Vorrei rivivere questa cosa almeno una volta.
Forse potrò farlo con il figlio di Emiliano. Mi ricordo anche di quando
addormentavo Emiliano a Lione. Lo tenevo in braccio e passeggiavo nella stanza
che dava sulla ferrovia, e guardavamo i treni passare. Una volta andammo ad
Avignone. Faceva caldo. Mi ricordo le mura bianche del Palazzo del Papa.
Veronika – ma non ricordo
esattamente il periodo – era solita tornare a casa portando qualcosa per
Martina e Tommaso. Usava gli oggetti per dare l’affetto che aveva la sensazione
non “bastasse” in quanto tale. Era certamente un comportamento sbagliato ma che
tutti dovremmo oggi ricordare con tenerezza.
Non c’entra niente con questi
ricordi, ma mi viene da dire che io e Veronika abbiamo amato i nostri figli
come più non si poteva, ma non è bastato né per rendere felici loro né per
rendere felici noi. Però sono sicuro che loro non ce ne vogliono.
Non c’entra niente neanche
questo, ma voglio scrivere che Veronika mi rimprovera di mille torti ma non mi
ha mai rimproverato di quello più grande e imperdonabile (nel senso che io non me
lo sono mai perdonato) di quando mi comprò una cravatta per farmi una
gentilezza e io mi arrabbiai moltissimo perché era troppo cara e neanche mi
piaceva, tanto che gliela feci cambiare. Non potrò chiedere mai abbastanza
scusa per questo.
E ti ricordi, Martina, quando a Gaeta facesti a pezzettini la bistecca per buttarla piano piano per terra ? Mi arrabbiai molto ? Non mi ricordo.
Ginevra 1986: il primo viaggio aereo da solo di Emiliano. Aspettavamo l'imbarco davanti al gate, e Emiliano mi prendeva a pugni su una gamba per scaricare la paura. Peccato non avere un foto del tuo sguardo quando la hostess ti prese per mano...
Roma 1985, all'uscita di scuola, quando Emiliano uscì per primo di corsa e mi obbligò a restare davanti alla porta per presentarmi ai suoi compagni che lo credevano orfano. E lui quindi ripeteva a tutti:" questo è mio padre...questo è mio padre..."
Emiliano (7-8 anni). Eri a casa mia con un nuovo videogioco di macchine da corsa . Mi dicesti che non riuscivi a raggiungere un buon punteggio . Mi dicesti di provarci io.
E ti ricordi, Martina, quando a Gaeta facesti a pezzettini la bistecca per buttarla piano piano per terra ? Mi arrabbiai molto ? Non mi ricordo.
Ginevra 1986: il primo viaggio aereo da solo di Emiliano. Aspettavamo l'imbarco davanti al gate, e Emiliano mi prendeva a pugni su una gamba per scaricare la paura. Peccato non avere un foto del tuo sguardo quando la hostess ti prese per mano...
Roma 1985, all'uscita di scuola, quando Emiliano uscì per primo di corsa e mi obbligò a restare davanti alla porta per presentarmi ai suoi compagni che lo credevano orfano. E lui quindi ripeteva a tutti:" questo è mio padre...questo è mio padre..."
Emiliano (7-8 anni). Eri a casa mia con un nuovo videogioco di macchine da corsa . Mi dicesti che non riuscivi a raggiungere un buon punteggio . Mi dicesti di provarci io.
Ti risposi che non avevo dimestichezza con quel gioco e che avrei fatto peggio di te. Ma tu mi risposi che siccome guidavo la macchina vera così bene anche nel videogioco avrei raggiunto il massimo punteggio . Eri serio e convinto mentre me lo dicevi. Non ricordo se riuscii a fare bene. Ricordo che non mi sentii all altezza delle tue aspettative nel momento in cui mi vedevi come Superman.
(segue)
sabato 12 maggio 2012
LA CINTURA DI SICUREZZA
Ho deciso che da oggi in poi allaccerò la cintura di sicurezza in macchina. Perché ho pensato che se avessi un incidente grave, Martina non mi/si perdonerebbe che non l'avessi allacciata.
mercoledì 9 maggio 2012
I CONFLITTI
Quando si lavora per molti anni nella diplomazia al servizio
della prevenzione dei conflitti, si capisce che i conflitti non nascono
mai da un punto zero. Ogni conflitto è
il seguito di un altro. Ovviamente se si prende arbitrariamente un punto zero,
e nessuno si ricorda di quello che era successo prima, la storia che si
racconta mostrerà chiaramente un carnefice e una vittima. In realtà, la vittima
di oggi è spesso stata a sua volta un carnefice, anche se magari in un tempo
molto lontano e quindi dimenticato.
Perché questa è la storia dell’uomo, fatta di conflitti per la
sopravvivenza e in genere dettati dalla paura.
Quando scandagliamo il rapporto fra due persone, ognuno di
noi fissa un punto zero, ossia un torto subìto che diventa il punto di partenza
della catena fra azioni e reazioni, così che le nostre reazioni diventeranno
tutte giustificate dalla necessità di essersi dovuto difendere. E si potrà anche dimostrare che il
colpevole è l’altro.
Qualificare un episodio come punto zero è quasi sempre
disonesto, cercare di individuare quello vero è un’opera insensata oltre che
impossibile, in quanto nei rapporti fra due persone non c’è quasi mai un vero e
proprio punto zero, ma piuttosto dei granelli di sabbia che inavvertitamente
scivolano da un rilievo.
Il vero delitto che ho commesso – uccidendo una buona parte
di me – è stato non voler prendere atto che Veronika non mi voleva più. Ma pur avendolo
perfettamente chiaro – era il 1996 e ci scrissi perfino una canzone ! – non ebbi
il coraggio di andarmene e così ho bruciato anni di vita e ho trasformato in un
incubo questi ultimi.
martedì 8 maggio 2012
VESTITI
Quando una moglie comincia a vestirsi male e in genere a
trascurarsi, manda un messaggio al marito che significa “non ti voglio più”
Quando un marito si comporta allo stesso modo, manda un
messaggio alla moglie che significa “ti do per scontata”
E nessuno dei due si accorge che la loro storia è probabilmente finita…
LE VEDOVE
Quando una donna resta vedova in età non troppo avanzata, il più delle volte rinasce a nuova vita. Dopo il dolore del lutto, ringiovanisce e rifiorisce in tutti i sensi. E' un fatto, doloroso o gioioso, a seconda lo si guardi dal punto di vista delle vedove o...del morto.
Veronika, è rinata già due o tre volte - l'ultima è di questi giorni - e io ho avuto l'opportunità di assistere a questa metamorfosi. Come andare al proprio funerale...
domenica 6 maggio 2012
IL GATTO
Stasera ho trovato il gatto che mi aspettava sul muro del giardino. Quando mi ha visto mi è venuto incontro e ha voluto che lo prendessi in braccio per dormire. Stasera è stanco. Ed è stanco perché lui ha una vita...
MA POI CI SONO ANCHE I RICORDI BELLI....
I fiori di vetro che Tommaso ci portò in regalo da Murano, la valigetta di Emiliano, tutte le volte che inaspettatamente e disinteressatamente Martina si ricorda di me.... e tanti altri... Per esempio, ti ricordi Tommy quando andammo a ritirare il motorino e siccome avevi paura a guidarlo te lo sei spinto a piedi fino a casa ...e quando siamo andati a prendere la mia moto, che quella volta ero io a avere paura e siamo arrivati a casa sempre in seconda...?
NO, NON BASTA...
C'è stata anche la volta che ho dato degli schiaffi a Tommaso perché non riusciva a fare 2 + 2 e quell'altra che diedi uno schiaffo a Emiliano perché aveva sbattuto il portone a vetri davanti al portiere (ossia, soprattutto per dare soddisfazione al portiere !).
Ne avrò fatti altri di errori, ma questi sono gli errori rimasti nella zona della memoria che si chiama la zona dei rimorsi.
giovedì 3 maggio 2012
LE PATENTI DEI FIGLI E DEI PADRI
Oggi Tommaso ha brillantemente superato la prova teorica per la patente. La notizia non sarebbe degna di nota se non mi avesse ricordato la fitta dolorosa che sentii sei anni fa quando mi telefonò per dirmi che era stato bocciato all'esame per la patente del motorino.
Capisco che detta così è difficile da capire. E' che quel fallimento, alla prima prova della vita vera, mi sembrò una disgrazia che Tommaso non meritava.
E sempre a proposito di fitte dolorose che non vorrei più ricordare, c'è quella che ogni tanto sento ancora se ripenso a quando a Emiliano capitava di avere un attacco d'asma ma cercava di far finta di niente per non rovinare la giornata che avrebbe passato con me. O a quella volta che ci eravamo dati appuntamento da qualche parti sulle Alpi per andare a sciare assieme, e poi, il solito attacco d'asma ci fregò la giornata, che trasformammo in una gita e in una piccolissima sciata il giorno dopo. O a quella volta che Martina non riusciva a smettere di piangere per qualcosa che non ricordo e io non riuscivo più a sentirla, tanto che le diedi uno schiaffo o forse più ...per farla smettere. Quante volte dovrei chiedere scusa ?
Perché non si può fare il rewind della vita ?
sabato 21 aprile 2012
mercoledì 18 aprile 2012
FIREWALL
Dopo molte notti trascorse fuori casa, stanotte il mio gatto ha voluto di nuovo dormire con me, forse perché pioveva... E' arrivato verso le tre di notte, mi ha abbracciato come al solito e ha fatto da firewall fra me e i miei sogni indesiderati.
sabato 14 aprile 2012
DAL FILM "SCIALLA"
"Sai qual'è la cosa di cui avrei più bisogno in assoluto...? E' dormire abbracciato a qualcuno."
martedì 10 aprile 2012
CATCH-22
Sono andato in Grecia con una tipa e ho pensato continuamente a una moglie che non c'è più. How much of an asshole can you be ?
martedì 28 febbraio 2012
JONE
Oggi se n'è andata Jone. Senza preavviso. Spero e credo senza accorgersene. Per una generazione arriva il momento che perde i pezzi e poi sparisce. Sarebbe bello se le famiglie tornassero a essere unite, e unite continuassero a vivere insieme le morti e le nascite. Invece stasera io sono solo e sgomento.
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