martedì 10 luglio 2012
PERO'
Tommaso ha notato che io dico troppi "però". Ha ragione. L'ho notato anch'io da almeno 4 o 5 anni. Non ti aspetti che Tommaso faccia delle osservazioni così puntuali su questioni letterarie. In realtà, da sempre lui fa solo finta di non sentire e di non capire...
Da quando me ne accorsi ho cercato di correggermi, ma non ci sono riuscito. Non sono riuscito a trovare un altro avverbio per discutere.
Il "però" può essere usato come un'arma contundente, per contraddire l'interlocutore, per avere ragione. Al limite per prevaricare.
Ma io non ho mai voluto "prevaricare". Mi piaceva la discussione non la vittoria. Volevo solo ragionare, non avere ragione. Però ho sbagliato il modo. Ecco, di nuovo un però...
Sembra una scemenza, ma credo che questo inutile, reiterato avverbio abbia segnato la percezione che gli altri hanno avuto di me. Mi hanno visto come un rompicoglioni e forse anche come uno antipatico. Anche con Veronika, è sicuro che ho detto troppi "però". Un avverbio che si è rivelato distruttivo e inutile. Mi dispiace.
Chiedo scusa a tutti quelli che hanno subìto i miei inutili "però".
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