giovedì 15 aprile 2010

NON SI PUO' MORIRE COSI'

L'altra mattina, all'alba, è morto Jacopo, un compagno di scuola di Tommaso. Non lo conoscevo se non indirettamente. Lo consideravo una "cattiva compagnia" e raccomandavo a Tommaso di non seguirne l'esempio. Mi dicevano che beveva e si faceva le canne. Sapevo che dietro le sue trasgressioni c'era una storia di dolore e di fragilità, ma restava nascosta dietro la sua immagine "pubblica". Solo quando mi è stata descritta la sua morte, ho visto chiaramente che era soltanto un bambino, che alle 3 di mattina, tutto solo, si è addormentato sul volante e non si è più svegliato. Mi sono sentito in colpa, non per come lo avevo giudicato o per aver messo in guardia Tommaso, ma perché non ho saputo/voluto far niente per aiutarlo. Perché noi adulti non abbiamo più voglia di ribellarci di fronte a una società che lascia i suoi figli ubriacarsi e drogarsi a Campo de' Fiori, che li lascia andare su macchinette di plastica, che non pretende controlli di polizia sui percorsi del sabato sera, che non li sa proteggere, che non sa dare loro una speranza ? E soprattutto noi adulti abbiamo la terribile e imperdonabile responsabilità di pensare più al nostro corto futuro di vecchi che a curare la sofferenza dei nostri figli e salvare il loro futuro. Vorrei proprio che esistesse qualcuno dall'altra parte, che abbia accolto Jacopo con un abbraccio.

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